Francesco De Martis - Puntasecca dim. 25x18 cm

Con il termine incisione si distinguono due principali tipologie di segno: in rilievo e in cavo.

L’incisione in rilievo si realizza a partire da una matrice di legno, linoleum o altri materiali (come plexiglass o MDF), che viene incisa con sgorbie e bulini, strumenti in acciaio molto duro e affilato, disponibili in diverse forme e dimensioni.
Tra i legni più utilizzati vi sono pero, ciliegio, melo, noce, faggio, bosso e altri ancora, tagliati sia longitudinalmente rispetto alle fibre (legno di filo), sia trasversalmente (legno di testa).

Un’alternativa al legno è il linoleum, che si lavora con gli stessi strumenti impiegati per il legno di filo, cioè sgorbie e coltellini. Essendo un materiale sintetico, è privo della venatura tipica del legno — che talvolta può opporre resistenza al bulino o alla sgorbia — e risulta quindi più omogeneo e facilmente lavorabile. Inoltre, rappresenta una valida alternativa anche dal punto di vista economico, poiché il suo costo è generalmente inferiore rispetto a quello del legno.

In entrambi i casi, le parti incise — cioè scavate — non trattengono l’inchiostro e risultano quindi bianche sulla carta, mentre le parti in rilievo, inchiostrate con un rullo di gomma, vengono stampate mediante torchio tipografico, con una stecca di legno oppure semplicemente esercitando pressione con le dita.
L’immagine ottenuta risulta sempre speculare rispetto al disegno originale.

Per questo motivo il disegno deve essere riportato sulla matrice in modo speculare (destra/sinistra invertite): le parti scavate appariranno bianche nella stampa finale, mentre quelle lasciate in rilievo corrisponderanno alle aree stampate.

 

L’incisione in cavo si realizza su matrici metalliche e si distingue in due modalità operative: diretta e indiretta.

Nella tecnica diretta, l’artista interviene manualmente sulla lastra — generalmente di zinco, rame, alluminio o ottone — incidendola con punte d’acciaio molto dure e affilate (come il bulino o la puntasecca). Il segno nasce quindi dall’azione meccanica dello strumento che scava direttamente il metallo, creando solchi destinati a trattenere l’inchiostro.

Nella tecnica indiretta, invece, l’incisione avviene attraverso l’azione chimica di acidi e mordenti (principalmente su lastre di zinco o rame). In questo caso la superficie metallica viene preventivamente protetta con una vernice resistente agli acidi; il disegno viene poi tracciato scoprendo il metallo nelle parti desiderate. La lastra viene quindi immersa in un bagno acido che “morde” il metallo nelle zone scoperte, creando cavità più o meno profonde a seconda del tempo di immersione.

Una volta incisa, la matrice viene inchiostrata con inchiostro calcografico, steso con un tampone o una spatola in modo che penetri nei solchi. L’inchiostro in eccesso viene poi rimosso dalla superficie con una garza speciale chiamata tarlatana, lasciando il colore solo nelle parti incavate.

La stampa avviene mediante un torchio calcografico, che esercita una forte pressione su un foglio di carta precedentemente inumidito: la carta, ammorbidita dall’acqua, penetra nei solchi della lastra e raccoglie l’inchiostro contenuto nelle cavità.

A differenza dell’incisione in rilievo, nell’incisione in cavo sono le parti scavate a stampare, risultando scure, mentre la superficie piana della lastra rimane bianca. Anche in questo caso l’immagine finale appare speculare rispetto al disegno inciso sulla matrice.

Seguici su Facebook